Scherma, il pagellone di metà stagione arma per arma

La pausa di Pasqua è quasi terminata, e mentre i più giovani sono già tornati in pedana per i mondiali cadetti e juniores di Porec, gli assoluti si godono gli ultimi giorni di riposo. Un’ottima occasione per stilare un bilancio di questa prima parte di stagione della scherma azzurra.

Fioretto femminile, 10: Semplicemente perfette, con o senza Valentina Vezzali, con un commissario tecnico nuovo, qualche volta anche senza maestro. Guardate quello che sta facendo Arianna Errigo, due vittorie in stagione, solo una volta giù dal podio. Prima per distacco nel ranking mondiale e dietro di lei chi c’è? Elisa Di Francisca che, per inciso, paga l’assenza causa influenza a Torino. Altrimenti sarebbe stata un po’ più vicina alla compagna di squadra.
Bene anche le altre, con Ilaria Salvatori che aveva iniziato alla grande prima di fermarsi per motivi personali, con una ritrovata Benedetta Durando e una Alice Volpi in costante crescita. La squadra continua a non perdere mai, pure contro la Russia di Cerioni. Dream Team sempre e comunque.

Fioretto maschile, 9: Un punto sotto le ragazze ma comunque magnifici. I quattro moschettieri oro a Londra sono saliti sul podio almeno una volta a testa in questo inizio di stagione. A fare la voce grossa sono soprattutto i due Andrea: Cassarà e Baldini.
Primo e secondo nel ranking, Baldo ha vinto due prove, Cassarà una sola, ma, a differenza del compagno di squadra, non è mai uscito dalla finale a otto.  Quindici punti li separano in classifica, un gap enorme di talento li divide dal plotone che insegue, guidato dal campione olimpico Lei ancora a riposo dopo l’oro di Londra. Con Avola e Aspromonte completano quella che è senza dubbio la squadra più forte del mondo.

Sciabola maschile, 8: Diego Occhiuzzi merita un bel 10, ma solo perché di più non si può. Si accontenti della lode lo sciabolatore napoletano, che a 31 anni ha fatto capire a tutti di essere un fuoriclasse, e dopo un argento olimpico da ‘underdog’ ha dimostrato di non essere affatto una meteora. Cinque gare, cinque finali a otto, un oro e un argento. Se la continuità era quello che gli si chiedeva, beh, eccola qua. Ad appena cinque punti dall’ungherese Szilagyi, può vincere la Coppa del Mondo e regalarsi ancora grandi gioie a mondiali ed europei.
In attesa del ritorno di Aldo Montano, ottimi segnali arrivano dal resto della squadra. Luigi Samele si conferma il degno erede di Tarantino, i giovani brillano e ottengono grandi risultati. Il bronzo di Riccardo Nuccio al Luxardo e la finale a otto di Enrico Berrè a Budapest sono ancora più strepitosi se letti alla luce degli avversari battuti (il coreano Gu per Nuccio, il russo Yakimenko per Berrè). Il futuro sembra sempre più azzurro.

Spada maschile, 7: Avvio di stagione difficile, con una squadra orfana di un campione olimpico e di un campione del mondo, ancora alla ricerca di se stessa. Dopo la deludente prova di Legnano, però, i ragazzi hanno mostrato fortissimi segnali di crescita. Il bronzo di Enrico Garozzo ad Heidenheim e l’oro a squadre conquistato nella stessa tappa di Coppa del Mondo hanno fatto da preludio ai rientri di Matteo Tagliariol e Paolo Pizzo. L’olimpionico di Pechino ci ha messo tre gare a centrare il successo e a Vancouver ha dominato ogni avversario con la sua scherma tecnica. Il campione del mondo in carica è rientrato una tappa dopo, centrando prima l’accesso ai 32 e poi quello ai 16, in costante crescita per risultati, prestazioni e, soprattutto sensazioni. Ora che dito e mano non fanno più male, le cose non possono che migliorare.

Sciabola femminile, 7: Partenza col botto per Irene Vecchi, oro a Londra nella prima prova di Coppa del Mondo e, finalmente, capace di battere la sua bestia nera Olga Kharlan, poi il bronzo di Ilaria Bianco a Bologna. Due medaglie individuali che sigillano un ideale passaggio di consegne tra il gruppo delle veterane e quello delle più giovani.
Bene, molto bene, la nuova squadra, composta da Irene Vecchi, Martina Petraglia, Rossella Gregorio e Lucrezia Sinigaglia. Giovanissime ma già capaci di ottenere due secondi posti, alle spalle di Corea del Sud e Ucraina. Ragazze in costante crescita anche nelle rispettive prove individuali, con Rossella Gregorio che ha centrato la sua prima finale a otto in carriera e con Martina Petraglia che ha saputo dare un gran fastidio a Olga Kharlan.
Grande continuità di risultati per l’altra veterana, Gioia Marzocca, tre volte in finale a otto su sei gare. La dimostrazione che né lei né la Bianco hanno ancora abdicato, e faranno di tutto per tornare in squadra.

Spada femminile, 5: La nota dolente, l’unica di questo inizio di stagione, arriva dalle spadiste. Nessun podio, pochi risultati degni di nota, una squadra che fa una difficoltà pazzesca a trovare i propri equilibri. Rossella Fiamingo continua a essere la migliore, con tre finali a otto conquistate su cinque prove e la conferma al numero 3 del ranking mondiale. Giulia Rizzi è l’unica che abbia centrato un vero exploit ottenendo l’accesso in finale a Budapest, Francesca Boscarelli continua a garantire il proprio apporto in termini di stoccate ed esperienza.
Ma all’Italia serve ritrovare, al più presto, la migliore Bianca Del Carretto e la Francesca Quondamcarlo degli anni passati, mentre Mara Navarria è assente per maternità e Nathalie Moellhausen si è presa una pausa sabbatica. Il talento c’è, ma per emergere ha bisogni di serenità. Prima o poi le medaglie arriveranno, e chissà che non accada proprio nel momento più importante della stagione.

gabriele.lippi@olimpiazzurra.com

Twitter: GabrieleLippi1

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